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mercoledì 18 giugno 2014

La malinconia di Haruhi Suzumiya (Manga Column #13)









                                           

                                                      Manga Column


L'allegra Brigata di nullafacenti


Salve a tutti e ben ritrovati su Manga Column (e perdonate la mia assenza)!!…se ora che è estate cercate qualcosa con cui intrattenervi, state alla larga dal disastro che sto per recensire. Precisamente nel 2003 veniva alla luce “La malinconia di Haruhi Suzumiya” (涼宮ハルヒの憂鬱 Suzumiya Haruhi no yūutsu), una light novel che ha dato poi vita ad un raccapricciante anime di 14 episodi ed un manga ancora in corso, ma per ora siamo a 17 volumi.
Probabilmente è un mostro sacro, la malinconia di Haruhi si trova un po’ ovunque, come anche la sua faccia, un po’ come il virus dell’influenza, e l’effetto è esattamente lo stesso. La faccia di Haruhi con il suo irritante sorriso continua a perseguitarmi…ah, no! Non è un horror xD è un semplice shonen. Caduta nella trappola del titolo, immaginandomi una fantastica storia introspettiva, eccovi invece la vera tragica trama:

Haruhi, insomma, già si vede che ha una faccia simpatica
Primo giorno di liceo per il povero e normalissimo Kyon, quando una sua nuova compagna di classe si presenta a tutti dicendo : « Non ho alcun interesse per i normali esseri umani. Se tra di voi ci sono alieni, viaggiatori del tempo, persone di altre dimensioni, esper, allora venite da me. È tutto. » è appunto Haruhi Suzumiya, la ragazza più insopportabile, capricciosa e viziata di tutti i tempi, e ovviamente dopo questa frase viene isolata dalla maggior parte degli studenti e non riesce, per noia, ad inserirsi in nessun club scolastico. Kyon, che intanto le ha rivolto la parola, le suggerisce involontariamente di fondare un club. Povero Kyon, sono finiti i tuoi giorni felici. Haruhi fonda così la Brigata SOS che si occupa della ricerca di eventi paranormali costringendo Kyon a prendervi parte. Altri poveri mal capitati sono Yuki Nagato, una lettrice incallita che non parla e sta sempre seduta su una sedia, Asahina Mikuru, scelta esclusivamente per la grandezza delle sue tette, e Itsuki Koizumi, uno studente appena trasferito che asseconda Haruhi nelle sue folli idee. Non finisce qui, questi tre strambi tipi rivelano a Kyon di essere rispettivamente un’interfaccia umanoide, una viaggiatrice nel tempo ed un esper. Tutti qui riuniti per far sì che Haruhi non si annoi mai. Haruhi è infatti una specie di divinità inconsapevole di esserlo, che però crea e cambia il mondo secondo i suoi pensieri, se lei dovesse annoiarsi troppo potrebbe anche finire per distruggere inconsapevolmente il mondo. Poi basta, sparato il grandissimo segreto, la storia prosegue come un normalissimo scolastico senza capo né coda…e ovviamente SENZA FINE -.-“

Haruhi dice assurdità e Kyon è costretto ad ascoltare
Non credo esista qualcosa di più irritante…la protagonista indiscussa della serie, è l’essere più odiosa del pianeta, ed è pure una divinità, quindi i membri della Brigata non fanno che onorarla ed assecondarla nei suoi deliri di onnipotenza. E maledizione, le va sempre tutto bene. La sua parola è legge e guai a chi osa contraddirla. Per tutta la serie non fanno che venirle in mente idee folli che ovviamente finiscono per andare secondo il suo volere. Esiste solo Haruhi, il genere umano è al suo servizio. Si loda e si compiace delle cose che fa da sola, perché poi non se la fila nessuno.

Kyon, unico povero disgraziato che si è trovato coinvolto in questo trambusto contro la sua volontà. È l’unico personaggio che fa risalire un po’ le sorti della serie (insomma, se il mio voto non è 0, è grazie a lui). Almeno il suo cinismo mi ha fatto fare qualche risata qua e là. È il primo e solo che si scontra con Haruhi per non cadere alle sue dipendenze, eppure eccolo sempre lì costretto a non poter fare diversamente. È l’unico che si accorge di quanto Haruhi sia improponibile e inizialmente neanche crede al fatto che sia una divinità. In fondo lui non ha colpe, se non quella di aver rivolto la parola alla dea capricciosa. Il poveretto è anche attratto da Asahina, ma non ha un attimo per stare con lei per via di Haruhi.
Nagato e i suoi capelli alla Rei Ayanami

Yuki Nagato, quest’entità che non si capisce bene cosa sia, creata da forme di vita aliene, viene ritrovata da Haruhi e Kyon nell’aula destinata alla Brigata SOS e accetta passivamente di farne parte. Per quasi tutta la serie avrà un ruolo di mobile d’arredamento dell’aula in quanto sta sempre seduta a leggere. Qualche volta farà scintille mettendo in mostra i suoi superpoteri, però poi basta così. Nagato è una scopiazzattura mal resa della mitica Rei Ayanami di Evangelion, la mettono pure a fare un videogioco in cui sembra che piloti un EVA -.- che sia un plagio o un omaggio, è semplicemente una copia disastrosa di Rei, ragazza taciturna ma dalla caratterizzazione complessa, Nagato si limita a stare in silenzio e ad avere gli stessi capelli.

Asahina e uno dei suoi costumi
Asahina viaggia nel tempo e ce la ritroviamo nella Brigata SOS come mascotte per il suo viso carino e per qualche altra cosa che sta un po’ più giù…quasi completamente decerebrata, per tutta la serie non fa piangere, piagnucolorare, fare da serva a Haruhi e preparare il tè ai membri del club, in cui, lo dico ora, non si fa un bel nulla. Quando si trova da sola a parlare con Kyon, ed il poverino le fa qualche domanda sulla stramba situazione che riguarda Haruhi e gli altri personaggi, lei risponde “sono informazioni riservate”…certo, perché se dava qualche chiarimento in più la serie rischiava di diventare interessante, invece è giusto che rimanga così insensata ed inutile com’è. Asahina subisce varie denudazioni da Haruhi che per accalappiare nuovi membri la veste da coniglietta o da cameriera, e non perde occasione per far vedere a tutti le tette della viaggiatrice del tempo. Nonostante questo quadro nero, Asahina mi fa una grandissima tenerezza XD (ah, e non so se è un caso che abbia i capelli rossi come Asuka di Evangelion, visto che già abbiamo Rei…)

Koizumi e Kyon
Infine abbiamo Koizumi, l’esper dai superpoteri che come Nagato, non muore dalla voglia di mostrarli. Per lui tutto quello che dice e fa Haruhi è giusto e fantastico, e solo per questo meriterebbe di essere picchiato…lui e Haruhi. Passa tutto il tempo a giocare con Kyon ad un gioco da tavola tipo scarabeo. Quando Haruhi spoglia Asahina, Koizumi si gira quasi indignato, mentre Kyon sbava, ma non perde occasione per fare sorrisetti ammiccanti a Kyon (mmmh anche qui vedo un Kowaru Nagisa di Evangelion…ma che è?!).

La malinconia di Haruhi sembra voler prendere la via del fantasy, invece tronca a metà l’idea iniziale e procede come un semplice scolastico, cosa che non può essere perché c’è di mezzo una divinità. È questa la cosa incoerente, che si pone tra due generi che lascia entrambi inconclusi. Il fatto che Haruhi sia una divinità è inutile ai fini della trama, serve solo a spiegare perché i membri della Brigata si prostrano ai suoi voleri. Anche come semplice scolastico non ha senso perché ogni episodio è quasi autoconclusivo. Qua e là si vede qualche elemento “magico”, ma sembra completamente decontestualizzato. Tra l’altro il titolo più appropriato sarebbe stato “La noia di Haruhi Suzumiya”, perché Haruhi non è malinconica, è annoiata (quando non ha compiti da ordinare a qualcuno).

Non voglio parlare poi dell’ultimo episodio…anzi sì. È inverno e l’aula della Brigata è gelida perché non ci sono impianti di riscaldamento. Haruhi ordina a Kyon di andare in città a comprare una stufa. Qualche battibecco tra i due perché Kyon non vuole andare ma alla fine va lo stesso. Vediamo allora Kyon che esce da scuola, che si fa l’immensa salita del cortile, che prende la metro, che va al negozio, prende la stufa e poi leggete questa frase a ritroso. Nel frattempo per dieci minuti ci viene proposta una scena epica: Nagato sola nell’aula del club che legge mentre si sentono schiamazzi provenienti dal corridoio O_______o quest’è l’ultimo episodio di questa magnifica serie…

....non aggiungo altro, mi sembra di aver già detto abbastanza.

Hanno fatto anche un film, devo essere onesta, lo vedrò xD poi vi farò sapere se è alla bassezza della serie o un po' meglio. La serie va sicuramente presa con lo spirito di chi vuole perdere tempo, ma diciamo che quasi nessuno ha tempo da perdere xD



Voto: 3
          (sì, oggi sono stata proprio cattiva :/ )



-FGrace









mercoledì 28 maggio 2014

Kokoro Connect (Manga Column #12)







                                                       
                            Manga Column



Negli ultimi tempi siamo stati invasi da anime e manga moe, è il loro momento, ma tra questi senza dubbio spicca Kokoro Connect, e per l’appunto ve ne parlerò.

Kokoro Connect (ココロコネクト, Cuori Connessi) nasce come light novel nel 2010, come al solito sono stati fatti anime (17 episodi nel 2012) e manga (per ora in corso ed inedito in Italia).

Taichi e Nagase
Tre ragazze, Inaba Himeko, Yui Kiriyama e Nagase Iori, e due ragazzi, Taichi Yaegashi e Aoki Yoshifumi, non avendo trovato alcun club cui aderire nella loro scuola (in Giappone c’è l’usanza nelle scuole di fondare dei club), decidono di fondarne uno che chiamano “Club di Ricerca Culturale”, in cui in pratica non fanno quasi nulla. Un giorno succede una stranezza, scoprono che le loro anime si scambiano nei corpi. Questo scambio non segue regole, né di durata né di scelta dei corpi. Inutile dire quanto metta a disagio questa situazione, ma proprio mentre si chiedono che fenomeno strano sia, una strana entità, Fūsenkazura, dopo aver preso possesso del corpo di un insegnante, si presenta ai cinque protagonisti. Senza far sapere di sé, dice esclusivamente che sta compiendo degli esperimenti su di loro, volti a stimolare la personalità, il tutto per un suo divertimento.
Yui
Lo scambio dei corpi non è l’unica prova cui vengono sottoposti i ragazzi, gli altri esperimenti consisteranno nell’agire d’impulso, quindi non riuscire a frenare i propri istinti e desideri, nel ritorno all’età infantile ed infine nel riuscire a sentire i pensieri di uno degli altri amici.

Kokoro Connect è interamente basato sull’introspezione dei personaggi e sulla loro caratterizzazione psicologica, per non appesantirlo troppo è stato dato un tocco più comico con scorci di vita quotidiana. Le prova cui sono sottoposti i ragazzi, anche se apparentemente banali, mettono in luce uno dei grandi drammi dell’umanità: come si è e come si appare. Con le prove di Fūsenkazura casca qualsiasi maschera e i nostri protagonisti sono completamente messi a nudo, tra di loro è impossibile nascondere qualcosa.

Fūsenkazura nel corpo del prof scansafatiche
Partiamo proprio dallo scambio di corpi. Innanzitutto c’è il disagio della violazione della propria intimità, soprattutto quando è uno dei ragazzi ad entrare nel corpo di una delle ragazze. In secondo luogo, ma maggiormente importante: ci si può fidare completamente? Se nel mio corpo vi è un’altra anima, allora questo agisce anche contro la mia volontà, potrebbe addirittura commettere un omicidio, il colpevole sarebbe il mio corpo con un’anima all’interno diversa dalla mia, ma la colpa sarebbe in ogni caso mia.
È un guardarsi da dentro e dall’esterno.

La seconda prova inizia a complicarsi perché agendo d’impulso possono essere coinvolte anche persone esterne alle prove di Fūsenkazura, come succederà a Yui che, essendo un’ex-karateka, aggredisce un gruppo di ragazzi per strada. Questa seconda prova può portare all’isolamento autoimposto per paura di danneggiare le persone che ci sono intorno.

Inaba
La terza prova riporta in vita tutti i traumi vissuti da bambini e le derivanti complicazioni e, infine, la quarta prova ti permette sì di sapere cosa gli altri pensano, ma anche gli altri possono conoscere i tuoi pensieri che magari riguardano proprio loro!

Come ho detto un po’ più su, ogni personaggio ha il suo spazio, le proprie crisi, paure e debolezze. Taichi è un “maniaco altruista”, corre continuamente in aiuto degli altri in realtà per star bene con se stesso; Nagase ha vissuto cinque matrimoni della madre e per piacere ad ogni marito, ha continuamente cambiato carattere e personalità, estendendo questa abilità anche con tutte le altre persone, ma alla fine lei non capisce più com’è la vera se stessa (in realtà sì, alla fine riesce a ritrovarsi); Inaba è scostante, fredda, cinica, anche un po’ egoista, intelligente sopra la norma ma nel profondo amorevole e dolce; Aoki è sempre allegro e spensierato, ma questo perché da quando una sua amica morì ragazzina, lui vuole vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, cercando di godersi appieno la vita, è innamoratissimo di Yui, anche se non ricambiato; infine abbiamo proprio Yui, bravissima karateka, che soffre di androfobia da quando un gruppo di ragazzi, anni prima, ha cercato di violentarla.
Aoki

Belli tutti i personaggi, belle le loro ambivalenze caratteriali che li avvicinano moltissimo a noi, anche perché come dice Inaba, anche chi non ha avuto un trauma può avere delle ripercussione come se lo avesse subìto. Il personaggio di Nagase non mi piaceva da prima e ancor meno poi nel suo sviluppo, anche se è immensamente carina (ecco, troppo moe xD), al contrario Inaba che ha subìto il processo inverso mi è piaciuta fin dall’inizio e anche Yui. Dei ragazzi davvero fantastico è Taichi che però ha avuto nettamente maggior spazio rispetto ad Aoki.

Il lieto fine è andato nell’esatta direzione in cui speravo xD l’unica pecca è che di Fūsenkazura non si sa nulla né si lascia intuire qualcosa. Non sappiamo chi sia, né che scopo abbiano queste prove da lui architettate, se non il suo puro divertimento.

Tutto sommato Kokoro Connect è molto tenero, non solo per i disegni accentuano questa caratteristica, ma proprio i personaggi in sé e come si relazionano tra di loro. È sempre molto delicato, anche se ci sono passaggi un po’ più aspri. Trovo che sia una bella storia d’amicizia, un’amicizia ribadita con forza e messa in discussione per poi essere riaffermata infinite volte. Bello anche nella sua ingenuità, che in questo caso non ha un’accezione negativa, ma sempre relativa alla sfera della delicatezza.

Lo consiglio a chi ha voglia di guardare qualcosa di un certo spessore, ma non troppo pesante.


Voto: 8


-FGrace

mercoledì 21 maggio 2014

Umineko no naku koro ni (Manga Column #11)






   
                                                      Manga Column

Il ritratto di Beatrice



Dopo questa recensione vi prometto che mi occuperò di cosine carine carinose, intanto beccatevi un altro meravigliosissimo spargimento di sangue, Umineko no naku koro ni. Dal titolo dovreste aver già capito che c’è qualche affinità con Higurashi no naku koro ni, infatti è così. Umineko no naku koro ni (Quando stridono i gabbiani, うみねこのなく頃に) è il terzo capitolo della saga When they cry (dopo Higurashi no naku koro ni e Higurashi no naku koro ni kai), è una sound novel da cui è stato tratto un anime di 26 episodi ed un manga.

Ottobre 1986 (qualche anno dopo Higurashi..), il vecchio Kinzo Ushiromiya è prossimo alla morte e la sua famiglia (figli e nipoti) raggiunge l’isola di Rokkenjima, di cui egli è proprietario, per decidere la spartizione dell’eredità. La sera stessa Maria, la più piccola nipote di Kinzo, mostra una lettera ricevuta da una certa Beatrice, la quale afferma di essere la consulente alchemica di Kinzo con cui aveva stipulato un contratto. Beatrice ha donato a Kinzo un’ingente quantità d’oro sotto alcune condizioni: uno, al termine del contratto, l’oro tornerà a Beatrice; due, l'avere come interessi tutto ciò che è in possesso della famiglia Ushiromiya.
Battler o, come dicono nel doppiaggio, Batt'la
Ma una clausola speciale aggiunta da Kinzo afferma che qualora un membro della famiglia avesse ritrovato l’oro nascosto, Beatrice avrebbe perso il diritto sopra menzionato. Kinzo ha rescisso il contratto e per trovare l’oro, la famiglia deve risolvere l’indovinello che si trova nell’epigrafe sotto il ritratto di Beatrice. La lettera è firmata Beatrice, La Strega Dorata. Ma chi è Beatrice? Stando a qualche diceria tra camerieri era un’amante di Kinzo, ormai morta. il giorno dopo vengono ritrovati dei cadaveri, sono stati uccisi alcuni figli di Kinzo e alcuni membri della servitù. Chi può essere stato? Sull’isola sono presenti solo diciotto persone, il che implica obbligatoriamente che una di queste sia il colpevole. Altri cadaveri vengono ritrovati, il cerchio dei sospettati si restringe. Queste morti, però, avvengono in circostanze troppo misteriose, forse dietro tutto ciò si cela effettivamente una diciannovesima persona: Beatrice. Rimangono in vita solo i quattro nipoti di Kinzo, Battler, Maria, George e Jessica. Ormai è chiaro che ciò che intendeva Beatrice per “tutto ciò che è in possesso della famiglia Ushiromiya” si riferiva alle loro vite. Quando ogni membro sarà morto, secondo quanto dice l’epigrafe, e dai racconti di Maria, amante della stregoneria, la Strega Dorata Beatrice risorgerà. Battler, il protagonista della storia, si rifiuta in tutti i modi possibili di credere nell’esistenza della magia, ma alla fine moriranno anche loro quattro.

Secondo voi quanti episodi vi ho riassunto? Be’, solo cinque :-P

Rika?! No, Bernkastel...
Anche Umineko, come Higurashi, è suddiviso in archi narrativi. Dopo che tutta la famiglia Ushiromiya è stata uccisa, in uno strano salotto sono riuniti tutti e ammettono di essere stati uccisi da Beatrice. Battler continua a non crederci, così, per la prima volta, appare per davvero Beatrice.
Da qui la storia riparte da capo e abbiamo Beatrice e Battler che si scontrano intellettualmente: Beatrice vuole dimostrare che è stata lei l’assassina e che i suoi omicidi possono essere spiegati solo tramite la magia; Battler sostiene che c’è una spiegazione razionale ed “umana” a tutto ciò. Beatrice ripropone ogni volta omicidi più assurdi ed inspiegabili per mettere alle strette Battler e costringerlo ad ammettere l’esistenza della magia.

Umineko no naku koro ni non è propriamente il seguito di Higurashi, in quanto quest’ultimo ha avuto la sua conclusione, ciò che però fa Umineko è arricchire la conclusione di Higurashi. Veniamo catapultati in un mondo governato da streghe in cui scopriamo che la tragica lotta in Higurashi tra Takano Miyo e Furude Rika non era altro che un gioco tra due streghe: Lady Lambdadelta e Federika Bernkastel.
Il rassicurante sorriso di Maria

Umineko e Higurashi, quindi, sono due trame diverse ed è sbagliato riporre in Umineko la responsabilità di eguagliare Higurashi. Umineko no naku koro ni ha tonalità gotiche, è molto più drammatico, non c’è quella netta alternanza tra situazioni infantili e divertenti e i macabri e scellerati omicidi, Umineko si mantiene sempre sul cupo. Il super-deformed di Higurashi lo troviamo un po’ più soft, anche se certe zoomate su Beatrice e Maria potrebbero far cadere questa mia affermazione xD nel manga invece no, rimaniamo sullo stesso genere del manga di Higurashi. Non ritroviamo la ragazza di turno che impazzisce completamente, ma abbiamo Maria che alterna la personalità di bimba graziosa con risate demoniache e inquietanti (per non parlare delle risate di Beatrice), è anche eccitatissima dal fatto che presumibilmente tutta la sua famiglia sia stata uccisa da Beatrice.

Una cosa magnificissima di Umineko è che i disegni sono i più belli che abbia mai vistooo *--* a parte la bellezza di Battler (che se non ci fosse stato il mio Lelouch, sarebbe stato lui il personaggio maschile più figo xD) vogliamo parlare di Beatriceeeee? Mai vista una donna così bella in nessun manga o anime, lei non la batte nessuno!!!

Ok, basta parlare di bellezze xD

Beatoriiiiche *__*
Questa volta a piangere sono gabbiani, quando lo faranno, si placherà la tempesta che impedisce alla famiglia Ushiromiya di fuggire dall’isola e scampare la mattanza. Le scene splatter ovviamente sono fatte benissimo, e si propongono sbudellamenti vari, come horror, almeno il primo arco narrativo, è validissimo (anche se ammetto che Higurashi trasmetteva più ansia), anche se nei successivi archi c’è una minima prevalenza di fantasy, poi l’ultimo episodio dell’anime si chiude veramente in un fiume di sangue.

Ad inizio storia ci vengono presentati ben 18 personaggi, a cui piano piano se ne aggiungeranno di più fino ad arrivare più o meno ad una quarantina di personaggi, la cosa di primo impatto risulta faticosa, ma non è difficile prendere familiarità con ognuno di loro. Essendo così tanti, ad avere un approfondimento psicologico ben fatto sono pochi (in proporzione); ognuno ha la sua personalità ben distinta, ma è notevole la differenza di spazio data ad alcuni rispetto ad altri.
Per esempio, dei quattro figli di Kinzo, Krauss, Eva, Rudolf e Rosa, i due uomini vengono annullati dalle due sorelle; Eva perfida e bisbetica con un marito inutile, diventerà anche strega portando un po' di scompiglio per la sua passione di squartare persone, e Rosa, dalla doppia personalità come la figlia Maria, che passa dalla mamma amorevole e piena di sensi di colpa, alla donna che usa violenza sulla figlia; tra i nipoti, George, Battler, Jessica e Maria, solo di Maria abbiamo un flashback, poi ovviamente c’è la predominanza di Battler che è il protagonista, George è abbastanza tonto, Jessica contribuisce al fan service xD anche se rispettivamente hanno una relazione con Shannon e Kanon. Altri personaggi da citare sono appunto Shannon e Kanon, due servi della famiglia Ushiromiya che poi si scopriranno essere due mobili di Kinzo; Virgilia, la maestra di Betarice che si alleerà con Battler, ma poi lo fregherà; Ange Ushiromiya, la sorella di Battler che comparirà solo nella seconda metà della serie mettendo fuori scena chiunque (anche il duello tra Battler e Beatrice), contiamo che è stata aggiunta al gioco da Bernkastel per rompere le scatole a Beatrice.

Una cosa interessante di Umineko è la quantità di riferimenti culturali. La storia iniziale è ispirata a “Dieci piccoli indiani”; vengono citati simboli di demonologia con passi dei vangeli; riferimenti anche nei nomi di alcuni personaggi, come il demone Gaap o Virgilia (che avrebbe il ruolo di Virgilio per Dante); il gatto di Schrödinger durante i duelli tra Beatrice e Battler…e altri ancora.

Purtroppo…l’anime non ha finale. Ebbene sì, 26 episodi a guardare una cosa strameravigliosa per poi non sapere come va a finire. È stato un colpo durissimo T___T tra l’altro il manga, inedito in Italia, si trova tradotto da fan qua e là per qualche sito, ma a parte che non ci sono tutti i capitoli, succede che quei pochi capitoli oggi ci sono e domani no…in realtà non ho giocato alla novel, ma leggendo in giro per capire come finisse, ecco…quello che ho capito non mi ha convinto tanto :/ peccato…ormai è così tanto che spero in una seconda serie che, secondo me, non la faranno più.


Per ribadirvi la bellezza di Beatrice
 Personalmente mi è piaciuto tantissimo. Il manga ancora di più.



Voto: 10-


-FGrace

mercoledì 14 maggio 2014

Higurashi no naku koro ni (Manga Column #10)







                                                     Manga Column

                                 


“..le cicale che piangevano tanto forte da assordare, se ci ripenso ora…forse, volevano proprio avvisarmi che tutto avrebbe avuto inizio in quel preciso istante.” [Keiichi Maebara]




Ben ritrovati! Questa non è solo la seconda settimana dedicata all’horror, è soprattutto la settimana dedicata ad uno dei titoli più forti, potenti, magnifici, figherrimi di tutti i tempi (e che rientra nella mia personalissima top 3)….sto parlando di….(rullo di tamburi)….Higurashi no naku koro ni *--*
Diamine, che figata! Ma prima di continuare con le lodi, procediamo per gradi e iniziamo con le solite informazioni di base.


Della saga When they Cry, Higurashi no naku koro ni (Quando le cicale piangono, ひぐらしのなく頃に ) è una sound novel da cui è stato tratto, nel 2006, un anime seinen, horror, thriller, diviso in Higurashi no naku koro ni (prima serie, 26 episodi), Higurashi no naku koro ni kai (seconda serie, 24 episodi) e due OAV, Higurashi no naku koro ni rei e kira; ne è stato tratto anche un manga inedito in Italia (però su alcuni siti si trovano le scan tradotte da fan).

Giugno 1993, Keiichi Maebara si trasferisce ad Hinamizawa, un villaggio rurale con pochissimi abitanti, così pochi che esiste solo una scuola con un’unica classe in cui vi sono bambini e ragazzi di ogni età. Qui Keiichi fa amicizia con due coetanee, la pucciosissma Rena Ryuugu e la tsundere Mion Sonozaki (che poi si scoprirà avere una gemella, Shion), e con due super-pucciosissime bambine, Rika Furude e Satoko Houjou. La vita sembra trascorrere tranquilla e perfetta finché Keiichi non viene informato da un fotografo di alcuni omicidi efferati avvenuti per quattro anni di seguito. Tutte queste morti sono avvenute il giorno del Watanagashi Matsuri, una festività dedicata ad una specie di divinità chiamata Oyashiro-sama (il Monaco), si pensa che sia lui stesso a far morire una persona e rapire dai demoni (scomparire) un’altra. Anche quell’anno, il fotografo viene trovato ucciso e la sua fidanzata scompare. Keiichi, dopo aver parlato anche con un poliziotto, inizia ad entrare in paranoia, crede che le morti siano causate da Rena e Mion. Si sente ovunque seguito e perseguitato da loro, che mostrano atteggiamenti inquietanti ed ambigui. Esasperato ed impaurito, preda di un raptus di follia, uccide brutalmente le sue amiche, per poi suicidarsi anche lui.
Giugno 1993, Keiichi Maebara si trasferisce ad Hinamizawa…come? Di nuovo? Eh sì! Ho semplicemente riassunto i primi 4 episodi, poi la storia ricomincia perfettamente da capo. Uno scherzo? Ma no! Higurashi no naku koro ni è diviso in archi narrativi; in ogni arco la storia è sempre la stessa, solo che viene vissuta ogni volta dal punto di vista di un diverso personaggio. Di volta in volta, però, cambia il personaggio che cade preda di questa follia omicida, che più tecnicamente è una malattia chiamata Sindrome di Hinamizawa.
Cosa c’è realmente sotto queste morti misteriose? È davvero opera di Oyashiro-sama o c’è di mezzo la mano umana? Cos’è la Sindrome di Hinamizawa? Perché la storia riprende sempre da capo? Ogni dubbio verrà chiarito nella stagione, Higurashi no naku koro ni kai, queste due serie sono inscindibili, infatti.

Se avevo detto quanto Mirai Nikki fosse fantastico per quella vena di follia, Higurashi no naku koro ni è da psicopatici. Psicopatici gli autori, la trama, i personaggi e perfino chi guarda. La schizofrenia regna dall’inizio alla fine dando vita ad una fiera di omicidi brutali.

Higurashi no naku koro ni è innovativo ed imprevedibile. Audace e brutale negli improvvisi cambi di registri narrativi, il passaggio dal primo al secondo arco narrativo è traumatico, ma anche all’interno di uno stesso episodio, si passa da situazioni comiche e spensierate a situazioni tragiche. L’uso di ragazze e bambine super moe che si trasformano in psicopatiche sanguinarie anche è un contrasto potente e riuscitissimo. Non a caso Rena con la sua mannaia ha fatto da prototipo per Yuno Gasai di Mirai Nikki.

Insomma, si osa. Si presenta qualcosa del tutto insolito, nella trama e nei personaggi. Il passaggio dagli occhioni shojo a occhi taglienti e inquietanti è un qualcosa di mai visto eseguito così alla perfezione. C’è una grandissima espressività, si parla addirittura di super-deformed, in cui i visi vengono completamente stravolti e rappresentati orrorificamente. I disegni in sé sono poco particolarizzati, scenografie povere e stilizzate, personaggi dai corpi sproporzionati…ma tutto questo incornicia perfettamente il tutto, e al pianto delle cicale avviene la metamorfosi, allucinazioni e disturbo dei sensi, le pupille si rimpiccioliscono, tremano, i volti diventano mostruosi, esagerati, con zoomate particolarissime e instabili sui sudori gelidi, sulle bocche ansimanti e sugli occhi tremanti.

Non ho mai visto anime con un’attenzione così particolare su ciò che avviene fisicamente durante i momenti di terrore e di ansia. Da questo punto di vista, riesce a trasmettere un’ansia ed un’oppressione senza eguali.

È fondamentalmente, forse prim’ancora di essere un horror, un thriller psicologico. È angosciante, incalzante, si presenta nel primo arco narrativo come uno splatter non troppo esagerato, per diventare sempre più macabro e forte con l’avanzare degli episodi. Tra le scene più terrificanti, non nel senso di situazione paurosa o di scena particolarmente splatter, ma di scena che fa letteralmente venire i brividi per il terrore che ci possa succedere, vi è quella in cui Mion obbliga a Shion di mettere le dita in una macchina che strappa le unghie dalla carne, detta così non rende però xD va vista e basta! Per le scene puramente splatter e horror…uff ce ne sono a bizzeffe! Tutte di follia pura xD come il suicidio di Rika (e non è uno spoiler, tanto la storia ricomincia xD), Rena che uccide la compagna del padre..solo per dirne alcune!

È un horror, ma un horror che avviene tutto nella testa dei personaggi, la cosa fantastica è che in questo teatro degli orrori vi sono esclusivamente esseri umani, nessuna creatura horror per antonomasia (fantasmi, vampiri etc..), questo secondo me rende ancora più realistico il sentimento di oppressione che pervade lo spettatore.

La psicologia dei personaggi sta in piedi dall’inizio alla fine. Ognuno ha una sua caratterizzazione inconfondibile, un proprio trauma, finché la malattia non prende il sopravvento.

La suddivisione in archi narrativi permette di prevedere cosa succederà, eppure mai una volta s’indovina realmente, alla fine si può dire solo che sicuramente una persona muore ed una scompare, le azioni dei nostri protagonisti saranno sempre a noi ignote. Questa suddivisione tra l’altro, ci permette di ampliare la visione generale sull’effettivo andamento della storia, della grande storia che si ripete ogni volta e che si conclude con un massacro.

Come dicevo, per avere chiarimenti bisogna guardare la seconda serie in cui verranno ad emergere due personaggi molto trascurati nella prima, due personaggi che ritroveremo anche nella recensione della prossima settimana (più o meno…). Higurashi no naku koro ni kai, approfondisce ancora meglio i drammi psicologici dei personaggi, cala la quantità di sangue e l’efferatezza con cui vengono commessi gli omicidi, cambiano anche i tratti dei disegni. In quanto serie esplicativa non poteva essere una bomba pazzesca come la prima, ma visto che io non le considero due serie separate, evito ogni inutile confronto. È potente tutto! Anzi, in questi 24 episodi abbiamo l’esplodere della follia di un insospettabile personaggio (che se devo essere sincera, nella prima serie non la conta giusta, ma mai ci si aspetterebbe un colpo di scena tanto grande. Ah, è poi è il mio personaggio preferito *____*).

È difficile per me recensire HNNKN, mi piace così tanto che ho paura di sminuirlo. Sopra dicevo che il manga non è arrivato in Italia, ma vale la pena leggerlo in rete perché non so come sia possibile ma è ancora più spaventoso dell’anime!

Davvero assolutamente da vedere perché è impossibile che non piaccia, a me ha fatto praticamente impazzire, e pensare che l’ho scoperto per caso guardando un amv!


Voto: 10


-FGrace